Mercati e Mr. rating perplessi sull’europatto a trazione tedesca

Agli investitori è bastato un fine settimana per rivedere un po’ al ribasso le aspettative sull’accordo raggiunto al Vertice europeo di venerdì tra 26 stati dell’Unione europea. Tra incertezze legali sul nuovo Trattato intergovernativo per ridisegnare la governance economica dell’Eurozona nel lungo periodo e mancanza di un “bazooka” finanziario sufficientemente potente da fermare il panico nell’immediato, sui mercati ieri è tornato a prevalere lo scetticismo. Le Borse europee hanno chiuso in negativo.
22 AGO 20
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Agli investitori è bastato un fine settimana per rivedere un po’ al ribasso le aspettative sull’accordo raggiunto al Vertice europeo di venerdì tra 26 stati dell’Unione europea. Tra incertezze legali sul nuovo Trattato intergovernativo per ridisegnare la governance economica dell’Eurozona nel lungo periodo e mancanza di un “bazooka” finanziario sufficientemente potente da fermare il panico nell’immediato, sui mercati ieri è tornato a prevalere lo scetticismo. Le Borse europee hanno chiuso in negativo: Milano ha fatto peggio di tutte (meno 3,8 per cento), poi Francoforte meno 3,3, Parigi meno 2,6, mentre Londra ha contenuto le perdite a meno 1,8.

Lo spread dei Btp italiani rispetto agli omologhi Bund tedeschi è ripartito verso l’alto, malgrado il buon esito di un’asta di Bot annuali collocati ieri dal Tesoro a un tasso del 5,952 contro il 6,087 per cento di novembre: il differenziale tra i Btp e i Bund ha toccato i 473 punti prima di chiudere a 454. I tassi di interesse sul debito italiano sono nuovamente vicini alla soglia del 7 per cento. Eppure la Banca dei regolamenti internazionali, che tra l’altro fu il primo istituto internazionale a prevedere la crisi finanziaria statunitense, proprio in queste ore ha sostenuto in un suo report che il nostro paese “dovrebbe essere in grado di sostenere rendimenti elevati” sui propri titoli “per un certo tempo, a condizione di mantenere l’accesso al mercato”. Anche gli spread di Spagna, Francia e Belgio, comunque, sono tornati a salire. E i prestiti interbancari sono ai minimi da maggio, nonostante le misure straordinarie annunciate giovedì dalla Banca centrale europea per fornire liquidità alle banche. L’agenzia Moody’s ha detto che intende rivedere il rating “di tutti i paesi della zona euro durante il primo trimestre del 2012”, a causa della “continua assenza di misure politiche decisive”. Le decisioni di venerdì “offrono poche nuove misure”, ha constatato Moody’s. Simile il giudizio di Fitch. Di opinione diversa Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia: “I mercati sottostimano l’impatto delle misure alla liquidità decise dalla Bce. Le misure sono state davvero ampie, produrranno il loro effetto”.
Nicolas Sarkozy, intervistato dal Monde, ha assicurato che l’accordo “crea le condizioni di una ripresa e di un’uscita dalla crisi”. Ma il presidente francese ha messo anche le mani avanti: un taglio della tripla A della Francia, ritenuto sempre più probabile dagli analisti, costituirebbe “un’ulteriore difficoltà, ma non certo insormontabile”. Secondo Standard & Poor’s, che aveva minacciato di declassare tutta la zona euro in caso di fallimento del Vertice, sicuramente “ci saranno altri summit” e “probabilmente ci verrà un altro choc” prima che i leader europei si rendano conto della gravità della situazione, come ha spiegato il capo economista per l’Europa, Jean-Michel Six. Se, per esempio, “una grande banca tedesca che sperimentasse delle difficoltà nel mercato” – ha avvertito Six – tutti gli europei riconoscerebbero di essere “sulla stessa barca e che anche delle istituzioni tedesche possono essere colpite da questo contagio”.

L’accordo di venerdì lascia perplessi
su alcuni punti. Non foss’altro perché, come spiega l’economista di Ing, Carsten Brzeski, “il processo decisionale nazionale può ancora invalidare il piano”. Dopo l’auto-esclusione britannica, Svezia e Danimarca hanno iniziato a smarcarsi dal nuovo trattato. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, domani andrà al Bundestag per spiegare i dettagli dell’accordo e, soprattutto, per chiedere l’autorizzazione a prestare al Fondo monetario internazionale 45 miliardi di euro, la quota tedesca dei 200 miliardi promessi dagli europei per le nuove linee di credito necessarie a soccorrere la zona euro. Sarkozy è convinto che la via d’uscita sia stata offerta dai prestiti straordinari della Bce alle banche, che ora potranno comprarsi il debito dei rispettivi paesi. Ma, guardando alle scadenze di rifinanziamento del debito di Italia e Spagna nel 2012, gli analisti dicono che un intervento diretto dell’istituzione di Draghi è indispensabile. Controcorrente invece la banca d’affari americana Goldman Sachs che ritiene diminuiti i rischi di credit crunch. Si legge infatti in un suo studio sulle Bce, citato dal Financial Times Deutschland: “C’è da attendersi un effetto positivo sui margini e la disponibilità del credito”.